Disturbi d'ansia - Nicoletta Dezi

L’ansia è una condizione fisiologica utile in molte circostanze della vita, è utile a proteggere l’individuo dai rischi, dai pericoli e permette di mantenere uno stato di allerta e migliorare le prestazioni. 

Tale condizione è insita nell’uomo e lo accompagna da sempre, in un lontano passato in cui questi era soggetto a possibili attacchi da parte di predatori e più in generale a pericoli diffusi. A quei tempi era certamente un’ansia “positiva”, fisiologica e funzionale che serviva da campanello d’allarme in un ambiente carico di minacce. Anche oggi tale stato può ugualmente essere considerato altrettanto funzionale, ovvero nelle occasioni in cui rappresenta una sollecitazione che muove la persona e che permette alla stessa di selezionare gli stimoli con maggiore attenzione e prontezza.

Tuttavia, l’ansia è anche uno stato caratterizzato da una sensazione di paura non connessa ad alcuno stimolo specifico, contraddistinto da apprensione e preoccupazione. Si distingue dalla paura vera e propria per il fatto di essere aspecifica, vaga o derivata da un conflitto interiore. L’ansia intesa come stato emotivo disfunzionale, o meglio condizione patologica, da quello funzionale, differisce per l’intensità, la durata e soprattutto per la qualità del vissuto. Quest’ultimo stato, per chi lo esperisce, si caratterizza per i sentimenti di costrizione, più precisamente la sensazione di essere come in trappola, senza una via d’uscita.

L’ansia è considerata quindi un disturbo quando:

  • si manifesta in momenti inappropriati
  • è eccessiva rispetto alla situazione che ci troviamo a fronteggiare
  • si manifesta spesso o dura troppo a lungo, al punto che fare la cosa più semplice può diventare uno sforzo enorme (parlare in pubblico, sostenere un esame, andare ad un appuntamento o ad una festa…)
  • invade la qualità di vita della persona, ovvero è talmente intensa e duratura da interferire con le normali attività di un individuo.

I disturbi d’ansia più diffusi sono:

  • Disturbo di panico (attaccho di panico) con o senza agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Ansia o fobia sociale
  • Fobie specifiche

Le caratteristiche che contraddistinguono l’ansia e i disturbi d’ansia sono:

  • pensieri di natura ansiogena (farò una figuraccia, non sarò all’altezza, mi sentirò male…)
  • stati emotivi (paura, timore, ansia)
  • sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, sudorazione profusa, sensazioni di svenimento, vertigini…)
  • modificazione di comportamenti (agitazione, aumento/diminuzione appetito, riduzione o variazione della qualità del sonno , evitamento di certe situazioni…).

Accade spesso che si instauri un circuito di ansia e tensione crescente, perché ognuna di queste reazioni influenza l’altra facendo crescere progressivamente l’ansia e rinforzi il processo stesso. 

Quando i sintomi dell’ansia persistono per un periodo di tempo lungo e ripetuto parliamo di Disturbo di Ansia Generalizzato (GAD), se invece ci sono picchi di panico brevi, improvvisi e intensi si tratta del Disturbo di Panico (con attacchi di panico), se invece vi è una marcata e intensa paura o ansia relative a situazioni sociali in cui l’individuo è esposto al possibile esame (valutazione negativa) degli altri si parla di Fobia Sociale, mentre se la persona sperimenta paura o ansia marcate nei confronti di un elemento specifico, sempre presente e spesso irrazionale rispetto alle paure comuni ci si riferisce ad una Fobia Specifica, in questo caso la paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici che possono essere definiti lo stimolo fobico.  

 

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA (costantemente preoccupata)

Il Disturbo d’ansia generalizzata è caratterizzato dalla presenza di sintomi d’ansia e da uno stato di preoccupazione costante ed eccessiva, sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti.

Caratteristica del Disturbo d’Ansia Generalizzata è la manifestazione di sintomi ansiogeni protratti nel tempo, anche in assenza di veri e propri fattori o eventi esterni che li scatenino. Tali sintomi consistono in irrequietezza, nel sentirsi “con i nervi a fior di pelle”, costante affaticamento, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, facile irritabilità, tensione muscolare e alterazioni del sonno (difficoltà nell’addormentamento, nel mantenimento o nella soddisfazione generale del sonno).

Tali segni sono normali in certe situazioni di stress o in particolari periodi di vita, se transitori, ma costituiscono un disturbo d’ansia generalizzata quando si manifestano tre (o più) di questi sintomi con frequenza quasi giornaliera, in modo continuativo per almeno sei mesi.

Ne risulta che l’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione, manifesta un significativo disagio e una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, nella famiglia e nelle aree più importanti della sua vita.

 

DISTURBO DI ANSIA SOCIALE O FOBIA SOCIALE

Il disturbo di ansia sociale o più comunemente conosciuta come fobia sociale è una problematica comune, in cui il soggetto teme che le proprie prestazioni lo possano esporre a valutazioni negative da parte degli altri. Il termine “prestazione” fa riferimento all’esecuzione di compiti quotidiani soggetti al giudizio altrui, quali mangiare o bere in pubblico, firmare o parlare a uno sconosciuto o a un gruppo di persone. Predominante e pervasiva è la paura di essere osservati e poiché tali individui credono che il loro comportamento sia considerato negativamente dagli altri, temendo, di essere  rifiutati, perdono la stima di se stessi. Il concetto di paura del giudizio altrui è l’aspetto centrale del disturbo d’ansia sociale, oltre ad essere considerato fondamentale anche nell’eziologia e nel mantenimento del suddetto.

Nei casi in cui l’individuo è esposto ad interazioni e situazioni, teme di essere valutato negativamente è, dunque, fortemente preoccupato di apparire ansioso, debole, stupido, noioso, pazzo, sporco o addirittura spregevole. La persona mostrerà sintomi d’ansia, come arrossire, tremare, sudare, inciampare nelle parole o fissare, ciò lo porrà ad una possibile valutazione negativa da parte degli altri. Un individuo che ha paura che gli tremino le mani può evitare di bere, mangiare, scrivere o indicare in pubblico, mentre chi teme di sudare sarà propenso a evitare di stringere la mano o per esempio si limiterà nel magiare cibi speziati; chi ha paura di arrossire può sottrarsi a situazioni che lo esibiscano in pubblico o eviterà luci forti o ancora di discutere su argomenti intimi.

Le situazioni sociali provocano quasi sempre paura o ansia intense, tali persone possono sperimentare un ansia anticipatoria, la quale può verificarsi, in alcuni casi, eccessivamente in anticipo rispetto a situazioni future, per esempio l’individuo con tale problematica si preoccuperà ogni giorno per settimane prima di partecipare a un evento sociale dove dovrà parlare in pubblico e si troverà costretto a ripetere per giorni il discorso che dovrà fare.

 

DISTURBO DI PANICO (ATTACCO DI PANICO) CON O SENZA AGORAFOBIA

Il disturbo di panico si può considerare la forma più acuta e intensa dell’ansia ed ha le caratteristiche di una crisi che si consuma nell’arco di circa dieci minuti.

Un attacco di panico si distingue dall’ansia continua per il tempo che impiega ad arrivare al picco d’intensità – che si verifica nel giro di alcuni minuti –  per la sua natura discreta e la sua tipica maggiore gravità.

Tali improvvise crisi parossistiche sono caratterizzate da sintomi fisici di natura neurovegetativa che si associano a un vissuto psicologico di terrore, morte imminente e/o di perdere il controllo sui propri pensieri e sulle proprie azioni.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM5 (American Psychiatric Association, 2014) un attacco di panico è un improvviso aumento di intensa paura o disagio che raggiunge un picco in pochi minuti, durante i quali si verificano quattro (o più) dei seguenti sintomi:

  • Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  • Sudorazione
  • tremori fini o scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia
  • dolori o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazioni di vertigine, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
  • paura di perdere il controllo o di impazzire
  • paura di morire

Dunque, gli attacchi di panico durano generalmente solo alcuni minuti, ma causano alla persona una considerevole angoscia. Oltre ad allarmanti sintomi fisiologici, come soffocamento, vertigini, sudorazione, tremore e tachicardia, gli individui con tale disturbo avvertono, sovente, una sensazione di morte imminente. La maggior parte di queste persone soffre anche di agorafobia (la paura d’essere intrappolato in un luogo o in una situazione dai quali la fuga può essere difficile o tremendamente imbarazzante). Nel caso in cui gli attacchi di panico sono ricorrenti, i soggetti che ne sono affetti spesso sviluppano una forma secondaria di ansia anticipatoria, preoccupandosi perennemente di quando e dove avverrà l’attacco successivo.

 

FOBIA SPECIFICA

La fobia specifica è una paura o ansia marcate nei confronti di un elemento specifico, sempre presente e spesso irrazionale rispetto alle paure comuni.

La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici che possono essere definiti lo Stimolo fobico.  Si tratta di un processo che si instaura nella persona facendole provare stati di ansia e terrore spropositati nei confronti dello stimolo fobico,  tanto da farle mettere in atto comportamenti di evitamento delle situazioni nelle quali è probabile trovarsi faccia a faccia con tale stimolo. L’individuo evita, dunque, attivamente la situazione, oppure se non è in grado di evitarla o decide di non evitarla, l’oggetto o la  situazione fobici evocano in lui paura o ansia intense e gravi. Per evitamento attivo si intende che la persona mette in atto, intenzionalmente, comportamenti finalizzati a prevenire o ridurre al minimo il contatto con gli oggetti o le situazioni fobici. Temendo di incontrare tali stimoli fobici, le persone evitano le situazioni potenzialmente pericolose arrivando a volte a vivere chiuse in casa, con una grande compromissione della loro vita sociale e lavorativa, alcuni esempi possono essere: evitare di accettare un lavoro in un ambiente in cui lo stimolo fobico è più comune; percorrere tunnel piuttosto che ponti durante gli  spostamenti quotidiani per andare al lavoro a causa della paura delle altezze; evitare di entrare in una stanza buia per paura dei ragni o il ripetuto rifiuto di accettare offerte di viaggi di lavoro a causa della paura di volare.

Quello della fobia specifica è un disturbo interessante in quanto i sintomi della fobia sono ben definiti, mentre lo stimolo fobico varia molto da persona a persona: molte fobie sono consolidate e comuni (altitudine, animali pericolosi, siringhe), mentre in alcuni individui può instaurarsi una fobia specifica per stimoli molto insoliti come alimenti particolari, tonalità di colore o suoni specifici, il che spesso crea in queste persone una sensazione di vergogna rispetto al loro timore.

La fobia specifica può svilupparsi in differenti modi: solitamente in seguito ad un evento traumatico (per esempio essere attaccati da un animale), in tale circostanza avviene un’associazione in cui si collega lo stimolo che ha generato il disagio (l’animale che ha aggredito la persona) con la sensazione di malessere che si è sperimentata, trasformando lo stimolo che di per sé potremmo considerare neutro (l’animale che in genere non aggredisce la persona) in uno stimolo fobico.

Anche osservare un evento traumatico senza testarlo direttamente su di sé può generare una fobia specifica: se un elemento ha fatto del male a altri potrebbe farlo anche alla persona che osserva, pertanto si crea lo stesso meccanismo di associazione e genera una fobia.
L’associazione è ancora più forte se durante un’esperienza si ha un attacco di panico. In questo caso la persona collega quello che stava facendo o osservando alla sensazione di malessere e forte ansia connessa all’attacco di panico stesso. In questi casi si possono generare le fobie più stravaganti: una persona per esempio potrebbe iniziare a temere il colore blu perché al momento dell’attacco si trovava di fronte ad una parete di quel colore, associando un elemento non rilevante alla sensazione di panico. Di qui la grande varietà di fobie, spesso imbarazzanti per il soggetto che ne soffre, giustificate però da questo meccanismo.

Infine le fobie possono generarsi dalla trasmissione di informazioni su qualche argomento da parte di altri. La persona si preoccupa, rimugina sulla pericolosità di quello che ha appreso e se viene presa dall’ansia può sviluppare una fobia specifica anche in questa condizione di “sentito dire”.
In tutti questi casi comunque il meccanismo della fobia consiste nell’associare un preciso stimolo a una sensazione di malessere, la persona, dunque, apprende che la sua ansia è causata da quel preciso stimolo fobico, lo vorrà evitare a ogni costo, limitandosi nel funzionamento sociale e vivendo in uno stato di maggior tensione e paura.

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